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Quando i giornalisti di RaiSport guardano il dito e non vedono la luna: sciopero per i mondiali di c



L’inizio del nuovo anno ci ha portato un evento, ovvero lo sciopero dei giornalisti di RaiSport, che obbiettivamente ci ha lasciato alquanto perplessi. Uno sconcerto peraltro accentuato dalla messa in onda della partita di calcio di Coppa Italia tra Juventus e Torino, priva del consueto commento giornalistico.


Dopo aver appreso dalla TV ed aver letto più volte i comunicati di giornalisti e azienda, questa situazione ci ha indotto a riflettere su quale potrebbe essere la reale funzione del servizio pubblico.

Ci siamo fatti un bel po’ di domande, che tuttavia son diventate nuovi interrogativi:

Qual potrebbe essere la funzione del servizio pubblico nell’ambito sportivo?

Cosa significa per il servizio pubblico “grandi avvenimenti sportivi”?

Vogliamo un servizio pubblico che trasmetta più sport, ma quali?

E’ accettabile che lo sport sia un privilegio di chi può permettersi un abbonamento alle pay-tv?

Non siamo altro che piccoli attivisti sportivi di una società non calcistica, sperduta nello smog padano, una tra le tantissime piccole realtà sportive che vivono di volontariato e devono lottare quotidianamente con fatica per aggiornare i tecnici sportivi con corsi federali, trovare il modo di promuovere l’attività sportiva localmente, spesso in un’inutile e campanilistica concorrenza con altri piccoli sodalizi con le stesse grandi difficoltà.

Vorremmo una Rai che dedicasse più spazio a quegli sport ritenuti erroneamente “minori”, per aiutarci a generare uno stimolo sportivo in quei ragazzi che, a volte “scartati” o “emarginati” dalle piccole società di calcio e non solo, sono spinti un po’ controvoglia a praticare uno sport poco “esaltato”. Discipline quasi “desaparecidos” dagli schermi di RaiSport o relegate su canali semisconosciuti, poco pubblicizzate e non sufficientemente valorizzate.

Avremmo voluto che i giornalisti maschi e femmine di RaiSport, invece di fermarsi ai prossimi mondiali di calcio dove la nostra nazionale non parteciperà (ovviamente maschile perché ai mondiali di calcio femminile l’Italia sarà presente, lo sapete vero?), avessero chiesto di mandare in onda in orari simili, altri sport come il Basket maschile e femminile, il Volley femminile e maschile, il Rugby, etc. etc..

Invece ce li siamo ritrovati a piangere come bambini a cui hanno bucato il pallone…

Ci chiediamo davvero, ma che senso ha parlare di servizio pubblico, quando l’informazione sullo sport mandata in onda dalla RAI si basa spesso su ciò che la concorrenza commerciale trasmette? Che senso ha parlare di Formula1 e pochissimi accenni alla FormulaE di cui esiste un altrettanto importante campionato mondiale?

Che senso ha in questo periodo dell’anno, inizio gennaio, col campionato di calcio maschile serie A fermo, intestardirsi a parlarne ancora perché c’è il calciomercato, quasi come grande esempio morale, etico e sociale, trasmettendo pochi e saltuari fotogrammi di altri sport come il Basket maschile e femminile, il Volley femminile e maschile, il Rugby, etc. etc. (repetita iuvant)?

Guardando il portale di RaiSport sul web, le prime notizie riguardano sempre il calcio, a volte inframezzate da eventi eccezionali di altri sport.

Come fa un qualunque evento a diventare grande? Oltre a tante altre cose, sicuramente gioca un ruolo decisivo il fatto di parlarne, di promuovere l’evento, trasmetterlo per farlo conoscere (lo sapete bene visto che lo fate con programmi della RAI). Una, due e tre volte, alla quarta saranno gli stessi telespettatori ad attendere che accada. Se non se ne parla, o se lo si fa quasi a riempire un vuoto di palinsesto, non diventerà mai un evento e pochi guarderanno immagini di eventi sportivi saltuari.

Cari giornalisti di RaiSport, maschi e femmine, capiamo che nel periodo di campagna elettorale può essere un modo per battere la sella… ma perché con le immagini sportive che trasmettete date l’impressione di guardare il dito che indica la luna?

Il Direttivo GSB


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